LO SPORT, UN ALLEATO DEL FATTORE VIII

L’impiego diffuso delle terapie a base di fattore VIII per il trattamento dell’emofilia A ha comportato notevoli cambiamenti nella vita delle persone affette dalla malattia, e uno di questi è il rapporto con lo sport. Fino a pochi anni fa, infatti, la pratica dello sport in caso di emofilia veniva generalmente sconsigliata, perché considerata una condizione troppo rischiosa per via dell’elevata probabilità di incorrere in sanguinamenti. Grazie all’avvento della terapia di profilassi, però, il rischio di sanguinamenti incontrollati è stato notevolmente arginato, tanto da spingere i Medici ad incoraggiare i propri pazienti emofilici a praticare regolarmente attività fisica, seppure con i dovuti accorgimenti, per poter trarre vantaggio dai suoi innumerevoli benefici.

Tra questi, uno sembra essere di particolare importanza per chi è affetto da emofilia A: alcuni studi hanno infatti dimostrato che durante lo svolgimento di alcuni tipi di attività fisica, l’organismo tende ad aumentare la produzione di fattore VIII e vWF (Fattore di Willebrand), una piccola molecola che aiuta il fattore VIII a svolgere la sua funzione nella coagulazione del sangue. In particolare, secondo gli studi, questo fenomeno si verifica durante lo svolgimento di attività fisica ad alta intensità o a lunga durata, cioè che si protrae per oltre 20 minuti, e i tipi di sport più indicati sono la corsa, il ciclismo e tutte quelle attività che si possono praticare in palestra o in casa con l’aiuto di specifiche attrezzature, come la cyclette, lo step e l’ellittica. L’aumento nella produzione di fattore VIII conseguente allo svolgimento di esercizio fisico non è sufficiente a ridurre le infusioni di fattore VIII, ma potrebbe comunque comportare dei benefici per la salute dell’organismo, anche se sono ancora necessari ulteriori approfondimenti per stabilirne la misura.

L’incremento nella produzione di fattore VIII in seguito ad attività sportiva è stato documentato solo nell’organismo di soggetti affetti dalle forme moderate e lievi di emofilia A. In queste persone, infatti, le mutazioni che provocano la malattia non portano alla totale assenza di attività da parte del fattore VIII, come avviene invece nei soggetti gravi, ma si limitano a ridurne i livelli al di sotto dei valori normali. Tuttavia, anche chi è affetto dalle forme più gravi di emofilia A può giovare dell’effetto che lo sport esercita su alcuni fattori della coagulazione. In questi casi, infatti, è vero che non si osserva un aumento del fattore VIII, ma si ha comunque una maggiore produzione di vWF, che si pensa possa incrementare l’emivita del fattore VIII infuso, cioè aumentare il periodo di efficacia dell’infusione.

Naturalmente, è sempre opportuno concordare qualsiasi attività fisica si intenda intraprendere con il proprio Ematologo, il quale metterà a punto uno specifico piano di infusioni e suggerirà tutti gli accorgimenti necessari per una protezione ottimale dal rischio di sanguinamenti. In questo modo sarà possibile praticare sport in sicurezza, prendendosi cura della propria salute e, soprattutto, godendosi il divertimento.

 

Fonti:

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Malattia ereditaria di origine genetica caratterizzata da una carenza del fattore VIII della coagulazione, che espone chi ne è affetto ad un elevato rischio di emorragie, sia interne che esterne. L’emofilia di tipo A si manifesta principalmente nei maschi, mentre le femmine possono sono perlopiù portatrici sane.

Alcune delle manifestazioni tipiche della malattia sono emartri (emorragie articolari) ed ematomi (emorragie muscolari).

Proteina appartenente alla categoria dei fattori della coagulazione, un gruppo di enzimi che prendono parte al processo di coagulazione del sangue.

È codificato da un gene localizzato sul braccio lungo del cromosoma X.

Il fattore VIII è noto anche come fattore antiemofilico (AMF).