LA SALUTE DEI DENTI NEL PAZIENTE EMOFILICO E IL RUOLO DEL FATTORE VIII

Il trattamento odontoiatrico di pazienti con malattie emorragiche ereditarie è stato ampiamente discusso in letteratura con l’obiettivo di sviluppare linee guida per procedure comuni. La maggior parte di esse raccomandano l’uso della terapia sostitutiva del fattore di coagulazione prima della chirurgia orale invasiva.

I pazienti con emofilia sono a rischio di sperimentare sanguinamento intra e post-operatorio dopo procedure di chirurgia orale; di conseguenza, questi dovrebbero essere effettuati presso centri specializzati in collaborazione con ematologi con esperienza nella gestione di questa malattia. La Federazione mondiale dell’emofilia (WFH) raccomanda di trattare la carenza di fattori con il concentrato specifico, quando possibile, e che i livelli dei fattori vengano riportati alla normalità prima di eseguire qualsiasi procedura invasiva.

La prevenzione dei problemi dentali è una componente essenziale dell’igiene orale. Alcuni dei fattori importanti per la prevenzione sono: spazzolare i denti due volte al giorno con un dentifricio al fluoro; usare uno spazzolino da denti con setole di media consistenza, perché le setole dure possono causare l’abrasione dei denti e le setole morbide sono inadeguate per rimuovere la placca; utilizzare prodotti per la pulizia interdentale, come filo interdentale, nastro adesivo e spazzolini interdentali, per prevenire la formazione di carie dentali e malattie parodontali.

Il consumo di cibi e bevande con un alto contenuto di zuccheri o acidi dovrebbe essere limitato ai pasti.1 Visite odontoiatriche regolari, di solito ogni 6 mesi, possono aiutare a identificare precocemente i problemi e migliorare la prevenzione.

Nel paziente emofilico, il trattamento chirurgico, inclusa una semplice estrazione dentale, deve essere pianificato per ridurre al minimo il rischio di sanguinamento, ecchimosi eccessive o formazione di ematomi. Tutti i piani di trattamento devono essere discussi con l’unità di emofilia se prevedono l’uso di coperture profilattiche.

Al fine di aiutare a prevenire e gestire il sanguinamento postoperatorio nei pazienti emofilici, il dentista deve contattare l’ematologo prima dell’intervento per spiegare la procedura dentale che desidera intraprendere, riferire sulle condizioni mediche del paziente e descrivere quali tipi di misure emostatiche postoperatorie locali intende applicare. L’ematologo prescriverà quindi il trattamento antiemofilico più appropriato con sufficiente anticipo, per garantire che i livelli plasmatici del fattore di coagulazione carente siano ottimali durante la procedura.

In particolare, si raccomanda che il fattore VIII rimanga tra il 50% e il 75% dei livelli normali prima della chirurgia orale e parodontale e tra il 75% e il 100% prima della chirurgia maxillo-facciale. Il dentista deve informare immediatamente l’ematologo di eventuali casi di sanguinamento prolungato, difficoltà nel parlare o respirare a seguito di una procedura dentale.

La chirurgia parodontale in pazienti con disturbi emorragici deve sempre essere considerata una procedura ad alto rischio con una significativa possibilità di perdita di sangue. La chirurgia parodontale può rappresentare una sfida maggiore per l’emostasi rispetto a una semplice estrazione. La procedura deve essere attentamente pianificata e i rischi spiegati al paziente in modo esaustivo.

 

Fonti:

  • Guidelines for Dental Treatment of Patients with Inherited Bleeding Disorders. Brewer A, Correa ME. Treatment of Hemophilia monograph no. 40, World Federation of Hemophilia, 2006.
  • Ramos EA, Diamante M, Caruso D, Muiño JM, Baques A, Antonelli LB, Gutierrez J, Minigutti MO, Guerrero G. Outpatient minor oral surgery in patients with hemophilia: A case series of 23 patients. J Clin Exp Dent. 2019 Apr 1;11(4):e395-e399. doi: 10.4317/jced.55506.
  • Liras A, Romeu L. Dental management of patients with haemophilia in the era of recombinant treatments: increased efficacy and decreased clinical risk. BMJ Case Rep. 2019 Apr 8;12(4):e227974. doi: 10.1136/bcr-2018-227974.

 

 

 

 

 

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Condizione che si verifica quando l’attività del fattore VIII è compresa tra il 5% ed il 40%.

Condizione che si verifica quando l’attività del fattore VIII è compresa fra 1% e 5%.

Malattia ereditaria di origine genetica caratterizzata da una carenza del fattore VIII della coagulazione, che espone chi ne è affetto ad un elevato rischio di emorragie, sia interne che esterne. L’emofilia di tipo A si manifesta principalmente nei maschi, mentre le femmine possono sono perlopiù portatrici sane.

Alcune delle manifestazioni tipiche della malattia sono emartri (emorragie articolari) ed ematomi (emorragie muscolari).

Fuoriuscita di sangue dai vasi sanguigni che si verifica in seguito al danneggiamento delle loro pareti.

L’emorragia si definisce interna nei casi in cui il sangue defluisce in una cavità naturale del corpo, o esterna quando il sangue si riversa all’esterno o in una cavità comunicante con l’esterno.

Coinvolgimento attivo del paziente nella gestione del suo percorso sanitario.

Proteina appartenente alla categoria dei fattori della coagulazione, un gruppo di enzimi che prendono parte al processo di coagulazione del sangue.

È codificato da un gene localizzato sul braccio lungo del cromosoma X.

Il fattore VIII è noto anche come fattore antiemofilico (AMF).