INIBITORI E FATTORI AMBIENTALI

La comparsa degli inibitori riguarda circa il 30% dei pazienti affetti da emofilia, ma non è ancora ben chiaro quali siano i meccanismi che portano alla loro formazione solo in alcuni individui piuttosto che altri. La ricerca ha però consentito di individuare alcuni fattori di rischio, ossia delle condizioni frequentemente osservate nei pazienti che sviluppano inibitori.

I fattori di rischio per lo sviluppo degli inibitori possono essere di natura genetica o ambientale, e proprio questi ultimi hanno destato particolare interesse nel corso degli ultimi anni. I fattori di rischio ambientali, infatti, comprendono tutte le condizioni esterne che possono in qualche modo influire sullo sviluppo degli inibitori e sulle quali è possibile intervenire per ridurre al minimo la probabilità della loro formazione. Per questo motivo i fattori di rischio ambientali vengono anche definiti “modificabili”.

I fattori di rischio ambientali si possono distinguere in due tipologie:

  • fattori di rischio legati al trattamento, ed in particolare:
  • intensa esposizione al fattore VIII, specialmente nei bambini che si approcciano per la prima volta alla terapia di sostituzione. Pare che dosaggi troppo elevati o infusioni troppo frequenti in giovane età possano aumentare il rischio di sviluppare inibitori;
  • tipo di concentrato a base di fattore VIII impiegato per la terapia di sostituzione. Attualmente, i concentrati presenti in commercio appartengono a due categorie: ricombinanti e plasmaderivati. Alcuni studi sostengono che i prodotti ricombinanti siano associati ad un più alto rischio di sviluppare inibitori rispetto ai plasmaderivati;
  • fattori di rischio che attivano il sistema immunitario. In questo caso ci si riferisce alla presenza di particolari condizioni che scatenano la produzione di molecole definite complessivamente “segnali di rischio”, le quali attivano il sistema immunitario. In questo modo, quando il fattore VIII viene infuso, il sistema immunitario si trova in stato di allerta ed è più propenso a riconoscere il fattore VIII come minaccia, scatenando così la produzione degli inibitori.

Le condizioni che possono stimolare il sistema immunitario sono principalmente:

  • traumi o interventi chirurgici;
  • infiammazioni ed infezioni.

Al momento della stesura del piano terapeutico, il Medico ha la possibilità di variare sia la scelta del prodotto da utilizzare che i dosaggi e le tempistiche delle infusioni, così da minimizzare il rischio che il paziente produca inibitori.

La comprensione delle modalità di sviluppo degli inibitori è estremamente importante per il futuro del trattamento dell’emofilia e richiede un grande lavoro di squadra che coinvolge ematologi ed immunologi. La ricerca ci sta conducendo verso la possibilità di fronteggiare in maniera sempre più sicura la minaccia degli inibitori, non solo trattandoli una volta comparsi, ma soprattutto fornendoci gli strumenti per un’efficace prevenzione.

 

 

Fonte:

  • Carcao M. et al, Inhibitors in hemophilia: a primer. Fifth edition, 2018. World Federation of Hemophilia (WFH)
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Anticorpi prodotti dal sistema immunitario del paziente affetto da emofilia, in seguito all’infusione del fattore VIII sostitutivo.

Gli inibitori riconoscono il fattore VIII infuso e vi si legano in maniera specifica, neutralizzandone l’effetto.