INIBITORI: CONOSCIAMOLI MEGLIO

Il sistema immunitario rappresenta la linea di difesa del nostro organismo nei confronti di tutte le possibili minacce in cui esso può imbattersi nel corso di una vita, siano esse di origine esterna (virus, batteri, parassiti, ecc.) o interna (cellule “impazzite” che possono dare origine a tumori). Questo complesso e articolato sistema prevede l’intervento di numerose cellule altamente specializzate e di varie classi di proteine dotate di molteplici funzioni.

Uno dei meccanismi mediante i quali il sistema immunitario esercita la sua funzione protettiva è la produzione di anticorpi, detti anche immunoglobuline (Ig). Gli anticorpi sono proteine prodotte dai linfociti B, la cui funzione è quella di riconoscere in modo specifico l’elemento estraneo e di legarsi ad esso, così da consentire la sua neutralizzazione. Il sistema immunitario è solitamente caratterizzato da una straordinaria efficienza, ma a volte capita che esso identifichi come possibile minaccia un elemento in realtà innocuo, generando delle conseguenze negative a volte anche piuttosto gravi per la salute dell’organismo. Questo “errore” da parte del sistema immunitario è esattamente il meccanismo che sta alla base della produzione degli inibitori contro il fattore VIII infuso.

Nell’organismo di un paziente emofilico, infatti, si riscontra solitamente una delle seguenti condizioni:

  • una forte carenza di fattore VIII, se non la sua totale assenza, dovuta al fatto che l’organismo non è in grado di produrlo. Questa condizione si ritrova spesso nei pazienti affetti da emofilia in forma grave;
  • oppure la produzione di una forma alterata del fattore VIII, che non è in grado di svolgere il suo normale compito all’interno del processo di coagulazione del sangue. Questa situazione viene frequentemente riscontrata nelle forme moderata e lieve della malattia.

In entrambi i casi, l’organismo non è abituato alla presenza del fattore VIII.

Nel momento in cui viene somministrata la terapia di sostituzione, l’organismo di alcuni pazienti emofilici percepisce il fattore VIII infuso come un elemento estraneo, scambiandolo per una potenziale minaccia, mettendo in atto i suoi sistemi di difesa contro di esso. Il sistema immunitario, quindi, inizia a produrre degli anticorpi che riconoscono il fattore VIII e vi si legano in maniera specifica, impedendogli di svolgere la sua funzione e agevolando la sua degradazione.

Questi anticorpi anti-fattore VIII, appartenenti alla classe delle immunoglobuline G (IgG), vengono dunque definiti “inibitori” proprio perché annullano l’efficacia dei concentrati a base di fattore VIII, neutralizzando l’effetto della terapia di sostituzione.

Gli inibitori rappresentano, ad oggi, la principale minaccia da affrontare nell’ambito del trattamento dell’emofilia. La loro incidenza, inoltre, non è trascurabile: si stima, infatti, che per ogni individuo affetto da emofilia A, il rischio di produrre inibitori nell’arco della propria vita vada dal 25 al 40%. È per questo motivo che la ricerca sta dedicando molte risorse alla comprensione dei meccanismi che si celano dietro la loro produzione, portando ad enormi passi avanti proprio negli ultimi anni.  Queste conoscenze potranno rivelarsi estremamente utili sia per consentire la prevenzione dell’insorgenza di inibitori, che per garantire un trattamento ottimale dell’emofilia anche ai pazienti che li sviluppano.

 

Fonte:

Carcao M. et al, Inhibitors in hemophilia: a primer. Fifth edition, 2018. World Federation of Hemophilia (WFH)

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Proteina appartenente alla categoria dei fattori della coagulazione, un gruppo di enzimi che prendono parte al processo di coagulazione del sangue.

È codificato da un gene localizzato sul braccio lungo del cromosoma X.

Il fattore VIII è noto anche come fattore antiemofilico (AMF).

Anticorpi prodotti dal sistema immunitario del paziente affetto da emofilia, in seguito all’infusione del fattore VIII sostitutivo.

Gli inibitori riconoscono il fattore VIII infuso e vi si legano in maniera specifica, neutralizzandone l’effetto.