INIBITORI A BASSO O AD ALTO TITOLO: QUANDO LA QUANTITÀ FA LA DIFFERENZA

La comparsa degli inibitori contro il fattore VIII è un problema che riguarda circa il 20-30% dei pazienti affetti da emofilia, e che può mettere seriamente a repentaglio la loro salute.

Per contrastare gli inibitori in maniera efficace è di assoluta importanza individuare prima possibile la loro comparsa, nonché stabilire in che quantità essi vengono prodotti dall’organismo.

A seconda della loro quantità, infatti, gli inibitori possono contrastare l’efficacia della terapia di sostituzione in misura diversa, e devono essere trattati mediante strategie differenti.

Il test di Bethesda rappresenta un valido aiuto nella lotta agli inibitori, in quanto consente sia di identificare in modo attendibile la loro presenza nel sangue che di stabilirne la quantità, espressa in Unità Bethesda (BU).

In base alla loro quantità, gli inibitori possono essere classificati in due categorie:

  • inibitori a basso titolo (Low Titre Inhibitors, LTI), ossia gli inibitori che al test di Bethesda danno un risultato inferiore alle 5 BU (Bethesda Units);
  • inibitori ad alto titolo (High Titre Inhibitors, HTI), che al test di Bethesda producono un risultato maggiore o uguale alle 5 BU.

Capita spesso che gli inibitori a basso titolo (LTI) vengano prodotti dall’organismo solo per un periodo limitato di tempo, per poi scomparire spontaneamente nell’arco di 6 mesi a partire dalla loro comparsa. Per questo motivo, in caso di LTI, il Medico può decidere di non intervenire subito e limitarsi a monitorare la situazione, sottoponendo il paziente al test di Bethesda ad intervalli di tempo regolari, solitamente ogni 2-4 settimane. Qualora gli inibitori persistano per un periodo prolungato, o se il paziente inizia a manifestare emorragie frequenti, è possibile ricorrere al protocollo ITI (Immunotolerance Induction), una specifica terapia a base di alti dosaggi di fattore VIII che spingono il sistema immunitario a tollerare la presenza del fattore VIII, il quale riacquista la sua efficacia. Un paziente con LTI può comunque beneficiare della protezione fornita dalla terapia di sostituzione, anche se il fattore VIII dovrà essere somministrato in dosaggi notevolmente aumentati affinché mantenga la sua efficacia. Non appena gli inibitori saranno scomparsi, sarà possibile tornare ai dosaggi normalmente impiegati.

A differenza degli LTI, gli inibitori ad alto titolo (HTI) tendono a persistere una volta comparsi, quindi l’unico metodo per far sì che l’organismo smetta di produrli consiste nel ricorso al protocollo ITI. Per assicurare la massima efficacia della terapia ITI, fra il momento in cui viene scoperta la presenza degli inibitori e l’inizio della terapia, è necessario far trascorrere un periodo durante il quale sarà sospesa ogni infusione di fattore VIII. Durante questo periodo, infatti, l’organismo non entra in contatto con il fattore VIII e il sistema immunitario non è stimolato a produrre inibitori, la cui quantità nel sangue inizia a diminuire. Proprio in quel momento, il protocollo ITI potrà essere applicato con la massima efficacia. Gli HTI tendono a neutralizzare del tutto l’efficacia della terapia di sostituzione, dunque, fino al momento del ripristino dell’immunotolleranza, le emorragie dovranno essere tenute a bada ricorrendo a soluzioni alternative che verranno scelte di volta in volta dal Medico, in base alle caratteristiche del paziente.

Gli inibitori rappresentano sicuramente una grave minaccia per la salute dei pazienti affetti da emofilia, ma i progressi della ricerca ci hanno fornito importanti strumenti per fronteggiare il problema in modo efficace.

 

Fonte:

Carcao M. et al. Inhibitors in hemophilia: a primer. Fifth edition, 2018. World Federation of Hemophilia (WFH)

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Proteina appartenente alla categoria dei fattori della coagulazione, un gruppo di enzimi che prendono parte al processo di coagulazione del sangue.

È codificato da un gene localizzato sul braccio lungo del cromosoma X.

Il fattore VIII è noto anche come fattore antiemofilico (AMF).

Anticorpi prodotti dal sistema immunitario del paziente affetto da emofilia, in seguito all’infusione del fattore VIII sostitutivo.

Gli inibitori riconoscono il fattore VIII infuso e vi si legano in maniera specifica, neutralizzandone l’effetto.