FATTORE VIII E SALUTE: NON SOLO COAGULAZIONE

Nonostante il fattore VIII venga ormai impiegato da molti anni nel trattamento dell’emofilia A, la ricerca ha iniziato a comprendere solo da poco tempo la vasta gamma di effetti che questa molecola pare esercitare sulla salute dell’organismo.

Attualmente, fare chiarezza sugli effetti ancillari del fattore VIII, ossia gli effetti che esso esercita al di là della prevenzione delle emorragie, pare essere uno degli obiettivi principali della ricerca, poiché queste informazioni possono rivelarsi preziose per aiutarci a comprendere meglio l’emofilia A e a ideare dei trattamenti sempre più efficaci nel garantire al paziente uno stato di salute ottimale.

Gli effetti del fattore VIII sulla salute di alcuni organi e apparati sono stati confermati in modo inequivocabile, come nel caso della salute delle ossa, ma in molti altri casi il coinvolgimento di questo fattore resta ancora da chiarire.

Molti degli effetti ancillari, ossia che vanno al di là della coagulazione, ipotizzati per il fattore VIII dipendono dalla sua abilità di consentire la produzione di trombina grazie al corretto svolgimento della cascata coagulatoria. Si pensa che la produzione insufficiente di trombina legata alla carenza di fattore VIII, oltre ad aumentare il rischio di incorrere in emorragie, possa produrre le seguenti conseguenze:

  • minore rischio di incorrere in patologie cardiovascolari ischemiche, per via di una riduzione della probabilità di formare placche ischemiche.
  • maggiore incidenza di ipertensione, anche se non è ancora ben chiaro il motivo;
  • alterazioni nel funzionamento del SNC (Sistema Nervoso Centrale) con possibile compromissione delle funzioni intellettuali, delle abilità visive e di alcune tipologie di movimento. La causa è probabilmente riconducibile ai microsanguinamenti a livello cerebrale che si verificano frequentemente nei pazienti affetti da emofilia;
  • incremento del rischio di sviluppare patologie renali, anche se il meccanismo che lega fattore VIII e trombina alla funzionalità renale non è stato ancora chiarito;
  • maggiore incidenza di cancro, soprattutto in termini di tumori del sangue e dell’apparato urinario. Si ipotizza che proprio la carenza di trombina possa avere un ruolo sia nell’insorgenza del cancro che nella diffusione delle metastasi.

È stato anche osservato che il fattore VIII può indurre effetti del tutto indipendenti dalla sua attività coagulatoria. In questi casi il fattore VIII esercita un’azione diretta, non sempre mediata dalla trombina, e pare che la sua carenza determini le seguenti conseguenze:

  • incremento dell’angiogenesi, ossia la formazione di nuovi vasi sanguigni a partire da quelli già esistenti;
  • indebolimento delle ossa ed un conseguente incremento del rischio di fratture;
  • malfunzionamento del sistema immunitario per via di un alterato differenziamento dei macrofagi;
  • diminuzione della capacità dell’organismo di rigenerare le cellule del sangue mediante il fenomeno dell’emopoiesi.

Studiare i meccanismi d’azione del fattore VIII oltre la coagulazione è un compito difficile, poiché questi meccanismi sono spesso il frutto di complesse interazioni che coinvolgono numerose molecole. Ad ogni modo, queste informazioni possono essere di grande importanza non solo perché ci aiutano a conoscere meglio il fattore VIII, il suo meccanismo d’azione e i processi nei quali interviene, ma anche perché consentono di comprendere in che misura questa molecola influisce sulla comparsa e sul decorso di altre patologie. Inoltre, queste nuove conoscenze potrebbero aiutare il Medico a scegliere in maniera sempre più consapevole quale sia la terapia più adatta ad ogni singolo paziente, personalizzandola anche in funzione della sua predisposizione a sviluppare altre patologie.

 

Fonte:

Bannow B. S. et al, Factor VIII: Long-established role in haemophilia A and emerging evidence beyond haemostasis. Blood Reviews 2019; 35:43–50.

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Fase dell’emostasi durante la quale si verifica la formazione del coagulo.

Si tratta di un processo articolato, costituito da numerose reazioni biochimiche che si susseguono secondo uno schema ben preciso e che vedono il coinvolgimento di numerose proteine, tra cui i fattori della coagulazione, la trombina ed il fibrinogeno.

Effetto secondario che un determinato farmaco può esercitare sull’organismo, oltre a quello o a quelli principali.

Malattia ereditaria di origine genetica caratterizzata da una carenza del fattore VIII della coagulazione, che espone chi ne è affetto ad un elevato rischio di emorragie, sia interne che esterne. L’emofilia di tipo A si manifesta principalmente nei maschi, mentre le femmine possono sono perlopiù portatrici sane.

Alcune delle manifestazioni tipiche della malattia sono emartri (emorragie articolari) ed ematomi (emorragie muscolari).