ANTITROMBOTICI ED EMOFILIA: PREVENIRE DISTURBI CARDIOVASCOLARI CON L’AIUTO DELLA TERAPIA DI SOSTITUZIONE

Durante la terza età, gli emofilici possono essere chiamati ad affrontare delle nuove sfide per la loro salute. In questa fase della vita, infatti, c’è una maggiore probabilità di imbattersi in particolari circostanze che richiedono l’assunzione di farmaci capaci di interferire con il processo di coagulazione del sangue, come gli antitrombotici. Questa categoria di farmaci serve ad evitare che nei vasi sanguigni si verifichi la formazione di trombi, cioè degli ammassi solidi simili a coaguli che intralciano la normale circolazione del sangue.

Nonostante alcuni studi abbiano ipotizzato negli emofilici una minore tendenza a formare trombi per via del loro deficit della coagulazione, esistono delle condizioni particolarmente frequenti tra gli anziani che espongono comunque al rischio di trombosi, cioè al blocco della circolazione sanguigna conseguente alla formazione di un trombo, e che quindi richiedono l’assunzione di farmaci antitrombotici. Una di queste condizioni riguarda, ad esempio, la necessità di sottoporsi ad interventi chirurgici invasivi, come quelli destinati all’inserimento di protesi a livello delle articolazioni, un intervento diffuso tra i pazienti emofilici per via delle numerose patologie articolari che insorgono in seguito agli emartri. Inoltre, gli anziani emofilici possono essere soggetti a patologie cardiovascolari come la sindrome coronarica acuta e la fibrillazione atriale, la cui gestione richiede la somministrazione di antitrombotici. Ipertensione e patologie croniche del rene, particolarmente diffuse tra gli emofilici, insieme alla scarsa pratica di attività fisica, rappresentano dei fattori di rischio aggiuntivi che espongono chi è affetto da emofilia ad un maggiore rischio di incorrere in una di queste malattie cardiovascolari.

L’assunzione di farmaci antitrombotici da parte di un emofilico incrementa sicuramente il rischio di incorrere in sanguinamenti, ma a volte diventa inevitabile per scongiurare il rischio di eventi altrettanto gravi, come l’insorgenza di un ictus. In questi casi, un importante aiuto giunge dalla terapia di sostituzione a base di fattore VIII in regime di profilassi. Grazie alla profilassi personalizzata, infatti, il Medico Specialista può adattare i dosaggi di fattore VIII impiegato per le infusioni non solo per compensare la carenza di fattore VIII dovuta alla malattia, ma anche per controbilanciare l’effetto anticoagulante dei farmaci antitrombotici, minimizzando così il rischio che si verifichino sanguinamenti incontrollati. Per questo motivo, in caso di assunzione di antitrombotici, la terapia di profilassi a base di fattore VIII viene spesso impiegata anche per trattare chi è affetto dalle forme più moderate di emofilia ed ha sempre gestito la propria malattia ricorrendo esclusivamente al trattamento on-demand.

Grazie alla protezione fornita dalla terapia di profilassi a base di fattore VIII, dunque, anche gli anziani emofilici possono proteggersi dalle malattie cardiovascolari, ricorrendo in modo sicuro, qualora necessario, anche all’impiego di farmaci antitrombotici.

 

Fonti:

  • Mannucci P.M. et al, How I treat age-related morbidities in elderly persons with hemophilia. Blood. 2009;114(26):5256-63.
  • Franchini M. et al, The management of hemophilia in elderly patients. Clin Interv Aging. 2007;2(3):361-8
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Fase dell’emostasi durante la quale si verifica la formazione del coagulo.

Si tratta di un processo articolato, costituito da numerose reazioni biochimiche che si susseguono secondo uno schema ben preciso e che vedono il coinvolgimento di numerose proteine, tra cui i fattori della coagulazione, la trombina ed il fibrinogeno.

Versamento di sangue che si verifica in corrispondenza di un’articolazione, ossia il punto di giuntura tra due o più ossa.

Gli emartri sono i fenomeni emorragici più frequenti nei pazienti affetti da emofilia, e provocano gonfiore ed arrossamento dell’articolazione, che diventa calda e dolorante.

L’esposizione prolungata dell’articolazione all’infiammazione generata dall’accumulo di sangue può provocare l’insorgenza di patologie articolari.

Condizione che si verifica quando l’attività del fattore VIII è compresa tra il 5% ed il 40%.